Un futuro per noi due – ebook m/m gay di Nino Bonaiuto

Un futuro per noi due

Nino Bonaiuto

Copertina dell'ebook di Nino Bonaiuto "Un futuro per noi due"

Copertina dell’ebook di Nino Bonaiuto “Un futuro per noi due”

Antonio non ha ancora mai fatto l’amore: è un ragazzo ingenuo, spensierato, intenzionato a studiare e a esplorare l’universo misterioso e avvincente degli uomini, dai quali è prepotentemente attratto.Aurelio è più maturo, riservato, misterioso, con una determinazione e una forza morale insolite in un ragazzo della sua età. I due ragazzi, al primo anno di università, incrociano lo sguardo per strada, apparentemente per caso. L’attrazione fisica è fulminea e irresistibile.

Per loro è l’inizio di una storia d’amore romantica, fatta di rispetto, attenzione dell’uno verso i bisogni dell’altro e, naturalmente, sesso senza tabù e senza inibizioni.

I problemi più drammatici si presentano nel momento in cui debbono comunicare alle loro famiglie, ignare della loro omosessualità, la realtà della loro relazione di coppia. L’amore segna il passaggio essenziale dall’adolescenza all’età adulta, facendo approdare i due giovanissimi a una vita fatta di autodeterminazione e responsabilità.

I due ragazzi si scoprono improvvisamente uomini, liberi di scegliere il proprio destino, liberi di scegliere l’amore. Ma è possibile per due diciannovenni realizzare il progetto di una vita di coppia stabile e duratura?

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Scheda sul blog ufficiale di Nino Bonaiuto.

L’inizio del secondo capitolo

Ero davanti alla porta dell’appartamento di Aurelio e il cuore mi batteva a mille. Bussai e dopo un attimo la porta si aprì; Aurelio era lì, davanti a me, sorridente, mentre mi squadrava dalla testa ai piedi. Era già pronto, con una giacca in pelle nera, una camicia color avorio e un jeans scuro.

«Ciao», disse, con voce carezzevole, carica di seduzione.

Lo avrei abbracciato e baciato, se non avessi intravisto i suoi coinquilini muoversi all’interno dell’appartamento. Lessi nei suoi occhi una voglia identica alla mia, tanto che per un attimo pregustai il momento magico in cui avremmo avuto un incontro più intimo.

«Andiamo allora?», lo sollecitai. Niente al mondo era più importante per me in quel momento che stare con lui, godere della vista delle suo corpo e sentire quella sua voce di ragazzo che mi scuoteva fin nel profondo della mia anima.

Prendemmo l’autobus e ci godemmo il tragitto, parlando fitto fitto. Mi disse che avrei dovuto ricordarmi di lui, perché entrambi avevamo partecipato alla gita scolastica che le nostre scuole avevano organizzato qualche mese prima.

Mi ricordai che eravamo andati in gita a Genova, insieme con i pochi alunni dell’ultimo anno del classico e gli ancor meno numerosi maturandi dell’artistico. Cercai di ricordarmelo, ma non ci riuscii.

«Ti ricordi sul lungomare? Tu facevi lo spiritoso con altri due tuoi compagni. Eri bellissimo», disse Aurelio, con un sorriso trasognato. Qualche pallido ricordo si fece strada nella mia mente.

«Ma tu dov’eri?», chiesi.

«Stavo con un gruppo di ragazze, le mie compagne. Eravamo vicinissimi. Io ti guardavo… Possibile che proprio non mi hai notato?», chiese Aurelio, senza riuscire a capacitarsene.

Ebbi un flash, o così mi parve. C’era un ragazzo molto bello in un gruppo che si muoveva sempre con il nostro. Probabilmente ero troppo impegnato a fare il cretino, per potermi accorgere di lui.

«Come sono contento di averti conosciuto», gli dissi, col cuore colmo di gioia. L’autobus era vuoto, fatta eccezione per una donna sui cinquant’anni e un signore molto anziano, macilento, vestito elegantemente.

«Antonio», mi disse, sorridendo. Pronunciato da lui, il mio nome aveva qualcosa di magico; avvertii un brivido, una scossa di piacere.

«Dimmi», gli risposi con il tono più carezzevole che avessi mai udito dalla mia voce.

Mi si avvicinò all’orecchio e mi espresse sottovoce il suo desiderio: passare la notte con me.

«Non credere che non ne avrei voglia anch’io, ma come si fa?», chiesi con una nota di autentica disperazione. Dovevo studiare, almeno un po’, e poi dovevo “lavorarmi” Maria Cristina; non potevo portarmi un ragazzo in casa da un momento all’altro, senza prima parlarne con lei. Il nostro patto era che ognuno poteva fare quello che voleva, portare a casa chi voleva, ma con l’approvazione dell’altro.

«Oggi no, ma te lo posso promettere per domani», dissi, convinto del fatto mio.

«Potremmo dormire da me, che problema c’è?», propose, con una nota di delusione.

La sua richiesta mi aveva colto di sorpresa, non ero ancora pronto. «Domani, Aurelio, ti prego…», dissi con una smorfia.

Ripensandoci, quella sera persi un’occasione, ma forse fu meglio così. Ci godemmo un’uscita romantica, rendendo il nostro successivo incontro, più intimo, qualcosa di ancor più meraviglioso di come avrebbe potuto essere quella sera, in cui ancora non ci conoscevamo.

«Va bene, stiamo almeno un po’ insieme, però», disse Aurelio, decisamente deluso.

Il clima di Palermo nel mese di ottobre ha qualcosa di sovrannaturale, una luce fantastica, tramonti mozzafiato, un’aria dolce, che invita a sognare e a fare l’amore.

Passeggiammo per via Maqueda, curiosando fra i negozi e prendendoci in giro, sempre pieni di attenzioni e premure, l’uno verso l’altro.

«Sento già che ti voglio bene, Aurelio», azzardai.

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