Un futuro per noi due, un libro gay per un grande amore

Un futuro per noi due, una storia gay bellissima

Copertina dell'ebook di Nino Bonaiuto "Un futuro per noi due"

Copertina dell’ebook di Nino Bonaiuto “Un futuro per noi due”

La storia raccontata in “Un futuro per noi due“, il bel romanzo di Nino Bonaiuto, uscito da poco nelle principali librerie online, racconta la storia di due giovani universitari che s’incontrano, dopo essersi a lungo rincorsi, e s’innamorano perdutamente fra i banchi dell’aula magna e gli appartamenti condivisi con altri studenti fuori sede.

Il romanzo m/m (cioè male/male, ovvero maschio/maschio) racconta dell’amore omosessuale puro che sorge fra loro, che evolverà verso un rapporto più maturo.

Si tratta di una storia d’amore e di sesso non banale. “Un futuro per noi due” non è il solito romanzo gay di facile consumo, ma racchiude l’evoluzione mentale e spirituale che i due giovani percorrono fino alla fine del libro.

In questo stralcio i due ragazzi escono per la prima volta insieme:

Il clima di Palermo nel mese di ottobre ha qualcosa di sovrannaturale, una luce fantastica, tramonti mozzafiato, un’aria dolce, che invita a sognare e a fare l’amore.

Passeggiammo per via Maqueda, curiosando fra i negozi e prendendoci in giro, sempre pieni di attenzioni e premure, l’uno verso l’altro.

«Sento già che ti voglio bene, Aurelio», azzardai.

Aurelio rise, al colmo della contentezza. Non ci accorgemmo che erano già passate le sette, il tramonto si era trasformato nel crepuscolo e la città si era illuminata con la luce gialla di mille lampioni. Le luci dei negozi sfavillavano ad ogni angolo.

Ci sedemmo stanchi nei pressi del Teatro Massimo.

«Vieni qui, fatti più vicino, ti voglio accanto a me, Antonio», mi disse Aurelio, sempre con quel suo sorriso angelico.

Poi i due ragazzi si fermano a mangiare:

Ci fermammo presso un chiosco e comprammo due panini con le panelle, le classiche e squisite frittelle di farina di ceci, tipiche di Palermo. Aurelio mangiò il suo panino con ingordigia, divorandolo in pochi bocconi. Era la prima volta che lo vedevo mangiare. Immaginai che mettesse la stessa foga anche nella passione amorosa. Deglutii a questo pensiero lascivo.

Aurelio si accorse che lo guardavo e mi sorrise con gli occhi.

Quando Aurelio è ricoverato in ospedale, l’ausiliaria Giovanna sceglierà di permettere ad Antonio di fare visita al suo amato:

Avrei voluto abbracciarla, per quei dieci minuti di vita che m’aveva concesso. Bastavano sì e no per un saluto, ma rivedere Aurelio in quel momento per me era come ricevere una boccata d’ossigeno.

Le descrissi Aurelio e lei mi indicò la terza stanza a destra nel corridoio del reparto di ortopedia, al primo piano. Prima che cominciassi a correre verso di lui, la donna mi afferrò per il braccio e mi fermò. «Lo ami?», mi chiese, guardandomi negli occhi.

«Più della mia vita», dissi, lottando per non commuovermi.

Si commosse invece lei, e mi lasciò andare: «Fai presto».