L’uomo che cercavo – ebook m/m gay di Nino Bonaiuto

L’uomo che cercavo

Nino Bonaiuto

Copertina di "L'uomo che cervavo", ebook di Nino Bonaiuto

Ebook romanzo m/m gay erotico sentimentale “L’uomo che cercavo” di Nino Bonaiuto

Pietro è un giovane gay di trent’anni che vive ancora con la madre. Si è innamorato diverse volte nella sua vita, ma non ha mai avuto una vera storia.

Quando ormai si è rassegnato a fare a meno dell’amore, un operaio stradale gli mette gli occhi addosso, scatenando in lui pulsioni che nemmeno sapeva di avere.

Le esperienze sessuali e amorose, che da quel momento diventano la sua ragione di vita, lo condurranno inevitabilmente, attraverso sentieri di felicità e di sofferenza, alla scoperta di se stesso.

Si renderà conto che solo passando attraverso le braccia di diversi uomini, arriverà a conoscere l’uomo che potrebbe renderlo felice, l’uomo che cercava.

 Acquistabile presso tutte le librerie online, fra le quali:

Scheda sul blog ufficiale di Nino Bonaiuto.

L’inizio del primo capitolo

Era da un po’ di tempo che aveva richiesto l’intervento del Comune per asfaltare la strada davanti a casa sua. Il suo tono era stato fermo e deciso, quando aveva parlato al telefono con l’impiegata: lui pagava le tasse e aveva tutto il diritto che la strada di casa sua non fosse più un sentiero dissestato, pieno di buche, polveroso d’estate e un pantano d’inverno.

Il suo desiderio era quello di rientrare a casa con la sua ford, senza il rischio di danneggiarne le sospensioni tutte le volte.

Aveva anche fatto pressione sui candidati delle scorse elezioni amministrative, di sicuro il metodo più rapido per ottenere la soddisfazione di quello che era un suo diritto.

Ogni mattina Pietro si recava a Roma, dove lavorava presso un’azienda che produceva materie plastiche. Quando la gente sentiva dire “produzione di plastica”, pensava sempre ad un ambiente insalubre, pericoloso per la salute. Per sua fortuna, lui non era nella produzione, dove gli operai respiravano effettivamente i miasmi velenosi della lavorazione che seguiva al processo di polimerizzazione.

In qualità di ragioniere, lavorava in amministrazione e si occupava di contabilità, in una bella stanza d’ufficio, pulita e ordinata, che condivideva con due colleghi.

Quando un mercoledì di fine marzo squillò il telefono, intuì che a chiamare fosse sua madre.

«Pronto?»

«Pietro, non indovineresti mai!», disse la madre, con voce allegra.

«Che c’è?», chiese, incuriosito.

«Sono venuti gli operai ad asfaltare la strada», cinguettò tutta contenta la signora Jole.

«Ma dai… non ci credo!», esclamò Pietro, con grande soddisfazione.

Ogni giorno, alle quattordici, Pietro staccava, prendeva la sua auto, si faceva i suoi bravi quindici chilometri e raggiungeva la periferia del suo paese, dove abitava da solo con la madre, da quando, dodici anni prima, suo padre era venuto a mancare.

A trent’anni non s’era ancora sposato e sua madre ogni tanto riprendeva quest’argomento per chiedergli quando si sarebbe deciso a portargli a casa finalmente una brava nuora.

Quello che Jole non sapeva, era che Pietro non era affatto interessato a intrecciare una relazione con una donna: non ci pensava nemmeno. Erano gli uomini quelli che lo interessavano, che gli facevano girare la testa, che guardava per strada e sui quali fantasticava.

Si era innamorato diverse volte di compagni di scuola, di amici e poi di colleghi di lavoro, ma tutte le volte era rimasto in silenzio per non tradirsi e – d’altro canto – le persone delle quali s’era infatuato erano state spesso degli eterosessuali, a volte addirittura sposati, che mai lo avrebbero corrisposto.

Gli sembrava che l’amore, oltre a portargli un’ebbrezza e un desiderio sublimi, finisse sempre per condurlo a cocenti delusioni e a grandi sofferenze.

La signora Jole capiva quando suo figlio attraversava quei momenti difficili e in quei casi cercava sempre un dialogo, per poterlo aiutare. Sfortunatamente, davanti alle domande della madre, Pietro era stato sempre evasivo e aveva mascherato la cosa dicendo che erano momenti di stanchezza dovuti allo stress eccessivo, prima a scuola e poi in ufficio, da quando aveva cominciato a lavorare.

Si guardò nello specchietto retrovisore: era di sicuro un bel ragazzo, occhi azzurri, capelli chiari, tagliati corti, faccia virile, corpo ben modellato. Davvero niente male, pensò. Si ricordava che un uomo che aveva incontrato una volta, gli aveva detto che era ‘bello come un arcangelo’.

Per quanto ne sapeva, nessuno sospettava che fosse gay, né lui aveva alcuna intenzione di manifestarsi. Erano suoi affari privati, dopotutto.

Quando imboccò la strada che portava a casa sua, vide la squadra di operai che stavano levigando la terra per renderla pianeggiante. C’era un uomo sopra i cinquant’anni, uno sui quaranta e un ragazzo poco più che ventenne.

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