L’amore come viene – ebook m/m gay di Nino Bonaiuto

L’amore come viene

Nino Bonaiuto

L'amore come viene
Copertina di “L’amore come viene”, ebook romance m/m di Nino Bonaiuto

Federico, uno studente universitario gay di 22 anni, è in crisi. Da oltre un anno è stato lasciato da Andrea, un ragazzo più grande di lui, che non ha ancora imparato ad accettarsi completamente.Federico si è lasciato la sofferenza alle spalle da poco tempo.

All’università dopo una serie di sguardi d’intesa, si avvicina a Maurizio, il suo professore quarantacinquenne, regolarmente sposato e con prole.

Ne scaturisce una storia d’amore e sesso forte ed incendiaria.Ben presto però, la realtà busserà alla loro porta per chiedere il conto, ma non è detto che le cose debbano per forza andare male. Chi seguirà il cuore e prenderà l’amore come viene, potrebbe avere come premio la felicità.

 
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Scheda sul blog ufficiale di Nino Bonaiuto.

L’inizio del primo capitolo

Sapeva che era una domanda stupida, ma aveva bisogno che lui lo guardasse. Il professor Mancini guardò nella direzione da cui era venuta la domanda e incrociò per la prima volta il suo sguardo. Un brivido attraversò la schiena di Federico: tutto era magnetico in quell’uomo, il suo portamento, il tono della sua voce, il suo corpo maturo e la sua pelle abbronzata. A occhio e croce poteva avere poco più di quarant’anni, ma molto ben portati.

I capelli scuri, corti, erano pettinati all’indietro. Le basette, ben curate e lasciate un po’ lunghe, gli davano un’aria molto sexy, un tocco di vanità che tradiva il suo desiderio di piacere. Era un uomo ben piantato, proporzionato, forte e sicuro di sé, il prototipo del maschio virile e possente. Dava l’impressione di appartenere a quella categoria di persone che tengono sempre in pugno le situazioni e sanno sempre cosa fare.

Gli occhi chiari del docente emanarono un guizzo, come una saetta, che colpì Federico in un angolo nascosto e profondo della sua anima.

«Lei ha una bella faccia intelligente», disse sorridendo, con sottile ironia. «Ma credo che stavolta non abbia colto il senso di quello che ho appena spiegato», continuò beffardo, sottolineando che la domanda rivelava una scarsa conoscenza delle peculiarità di Lucrezio nell’uso della lingua latina.

Federico non sentì la risposta, ma annuì come se avesse capito. Per i tre quarti d’ora di lezione che seguirono, Federico ascoltò, come in trance, il suono delle parole del docente, senza capirne il significato. Guardava la gestualità del professore, i suoi passi, ascoltava la sua voce come se fosse musica.

Erano due settimane che era iniziato il corso, all’inizio di ottobre, ma fino a quel momento non aveva mai avuto il coraggio di attaccare discorso con lui, per via della sua timidezza e del tono canzonatorio che il professore utilizzava parlando con gli studenti.

Si rendeva conto che, per tanti motivi, non era saggio provarci col suo professore, ma non riusciva a impedire alla sua mente di scatenarsi in audacissime fantasie sessuali su di lui.

Quando ormai mancavano cinque minuti alla fine dell’ora, Federico si costrinse ad ascoltare qualche concetto di quanto il docente stava spiegando, per attaccare discorso con lui a fine lezione.

A mezzogiorno in punto il professore disse la fatidica frase «… ma di questo parleremo domani», al che gli studenti cominciarono ad alzarsi, richiusero i quaderni negli zaini e si mossero per abbandonare l’aula. Germana, che sedeva vicino a Federico esclamò sottovoce in sua direzione: «Non riesco a crederci, gli stai battendo i pezzi!».

«Ma che dici ?!», fece Federico, fingendo sorpresa.

Germana era una collega che conosceva da due anni e che a poco a poco si era conquistata la sua fiducia. Era una ragazza mingherlina, mora, capelli a caschetto, non certo appariscente, considerando che aveva solo una prima di seno e che anche le altre curve tendevano alla linea retta.

Sapeva della sua omosessualità e tra loro c’era un rapporto confidenziale, da amici. Spesso si ritrovavano a condividere ansie, speranze e le rispettive pene d’amore. Non di rado facevano commenti sugli uomini, trovandosi per lo più d’accordo, dato che i loro gusti in fatto di maschi erano sostanzialmente gli stessi. Ad entrambi piaceva l’uomo pienamente adulto, virile, prestante, moderatamente peloso.

Per Germana Federico rientrava in quei canoni, sebbene un po’ troppo giovane.

Una volta lei aveva sospirato, fra il serio e il faceto: «Peccato che sei gay, perché farlo con te non mi sarebbe dispiaciuto». Federico le aveva risposto: «Stammi lontana», prorompendo in una fragorosa risata.

Da oltre un anno il giovane era ridiventato single, dopo la tumultuosa storia d’amore con Andrea, alla quale ripensava ancora spesso. Gli tornavano in mente i momenti in cui Andrea lo teneva stretto. Con lui si sentiva al sicuro da ogni problema, al riparo da qualsiasi difficoltà.

«Guarda che è sposato», insinuò sogghignando l’amica.

«Non porta la fede al dito, e comunque io non sono geloso», ridacchiò Federico.

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