Spogliarsi, libro d’amore e di crisi

Spogliarsi

Un prete, l’uomo, il sesso, l’amore

Spogliarsi è il nuovo libro di Nino Bonaiuto:

Paolo è un sacerdote di trentotto anni. Fin dalla più tenera età ha sempre saputo di essere attratto dai ragazzi e dagli uomini. Le ragazze non lo hanno mai interessato.

Spogliarsi

“Spogliarsi”, nuovo libro m/m di Nino Bonaiuto

Entrando in seminario, aveva pensato che – con l’aiuto di Dio – non sarebbe stato poi tanto difficile reprimere l’istinto sessuale. D’altro canto, il voto di castità costringeva tutti i religiosi a fare a meno del sesso, senza alcuna distinzione. Se ce la facevano gli altri, ce l’avrebbe fatta anche lui.
Paolo è un sacerdote molto amato dai suoi fedeli ed avrebbe tutte le ragioni per essere felice.
Alla soglia dei quarant’anni, tuttavia, avverte che gli obblighi imposti dalla vita consacrata siano sempre più pesanti e sempre più difficili da sopportare.
Sente il bisogno di vivere una sua vita affettiva personale. Anche lui avrebbe diritto a vivere le sue emozioni, come i tanti fedeli che, a Milano, frequentano la sua parrocchia.
La catastrofe incomincia per lui nel momento in cui la sua domanda di trasferimento, presentata anni prima e dimenticata, viene approvata dalla Curia. Andrà a Genova, la sua città Natale, come gli hanno sempre chiesto i suoi genitori. Sarà il parroco di una chiesa molto importante, dalle parti di Sestri Ponente.
La prima domenica che serve messa, si accorge che tra i suoi parrocchiani ce n’è uno che lo guarda con occhi incantati. Si tratta di Eugenio, uno splendido esemplare d’uomo, di poco sopra i trent’anni, sposato e padre di un bambino.
Gli sguardi e le poche frasi che Paolo scambierà con Eugenio scuoteranno qualcosa dentro di lui. A poco a poco Eugenio gli toglierà la serenità, trascinandolo sempre più nell’abisso di una passione tanto violenta quanto proibita.
Paolo si troverà ad affrontare l’inferno e il paradiso direttamente nella sua vita quotidiana. Come unica alleata gli rimarrà la fede. Davanti a lui, in prospettiva, la completa rovina oppure la rinascita.
Per via dei contenuti, il libro è consigliato a un pubblico adulto.

e-book reperibile presso:

Edizione Cartacea presso:

Un breve passo, che descrive un momento di perplessità di Paolo.

[…]

La storia fra me e Eugenio si era trasformata in una relazione piuttosto stabile, sebbene non passasse giorno in cui gli scrupoli di coscienza non si riaffacciassero nella mia mente.
Con chi potevo parlarne? Con chi potevo condividere i miei dubbi e le mie aspirazioni? Avevo scartato l’idea di trovare un conforto nel mio confessore: padre Parodi era un vecchio bigotto, che sotto il velo della carità cristiana, odiava gli omosessuali.
Potevo fare coming out con i miei genitori e con mio fratello Mario, ma l’idea di dover convincere i miei cari, abituati da decenni a ragionare secondo vecchi schemi, non mi allettava affatto, anzi mi deprimeva. Sapevo che prima o poi l’avrei fatto, ma ancora non ero pronto.
C’era una sola persona che poteva darmi un consiglio o dirmi una parola di speranza: Giorgio Galletti, il ragazzo gay col quale avevo formato una castissima coppia fissa, ai tempi del seminario.

[…]

Un uomo di quell’età

Un uomo di quell’età

La naturale inclinazione per l’uomo maturo

“Un uomo di quell’età” è un romanzo gay (romance m/m) scritto e pubblicato da Nino Bonaiuto.  Daniele e

Copertina ebook gay romance m/m "Un uomo di quell'età"

Copertina ebook gay romance m/m “Un uomo di quell’età”

Fabrizio sono due ragazzi gay di diciotto anni. Amici per la pelle, entrambi condividono la passione per gli uomini maturi. Daniele è un ragazzo romantico, sogna il grande amore e finisce puntualmente con l’innamorarsi di affascinanti uomini adulti. Poi, altrettanto puntualmente, arriva la delusione.
Fabrizio è più sbarazzino: lui non cerca l’amore, c’è tempo per quelle cose. Molto meglio divertirsi un po’ con uomini maturi e attraenti, che gli fanno girare la testa. Se poi costoro gli fanno anche qualche “regalo”, ancora meglio!
C’è, infatti, un modo piuttosto facile per conoscere uomini interessati a dei ragazzi come loro: un certo “giro” di prostituzione maschile, molto fiorente nella loro città. Fabrizio è entrato a farne parte fin da quando è diventato maggiorenne, mentre Daniele, a causa dell’educazione ricevuta, non vuole saperne: la ritiene una strada sbagliata.

Quello che Fabrizio non sa è che dietro a quell’organizzazione, c’è gente molto pericolosa: nientemeno che la Ndrangheta.

Daniele fa il pizza boy, un mestiere che gli ha permesso di incontrare uomini interessanti, a partire da Massimo, l’avvocato di cui s’è innamorato.
Fabrizio ha alle spalle una madre con una storia sentimentale travagliata, mentre Daniele proviene da una famiglia più tradizionale.

Sfogliando le pagine di questa coinvolgente storia, sulla strada dei due ragazzi incontreremo uomini adorabili e autentici mascalzoni, uomini single e uomini sposati, nonché dei personaggi discutibili e pericolosi.
I due amici, confrontando le loro esperienze e consolandosi per le immancabili delusioni d’amore, insieme troveranno il coraggio di inseguire i loro sogni.

Come possono i sogni, tuttavia, vincere contro un sistema di potere corrotto e mafioso?

Anche in “Un uomo di quell’età”, Nino Bonaiuto conduce il lettore a immedesimarsi nei personaggi della storia, rendendoli vivi e pulsanti, grazie a una sottile e coinvolgente introspezione psicologica.
Per l’argomento e per le scene esplicite, la lettura è consigliata a un pubblico adulto.


Puoi comprare il libro cartaceo presso CreateSpace o Amazon

Lo puoi acquistare sulla pagina ufficiale del libro:

https://mybook.is/nino-bonaiuto/un-uomo-di-quelletaOppure presso uno dei seguenti:

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Corpi Speciali, nuovo romanzo gay

CORPI SPECIALI

Cameratismo, sesso, amore

di Nino Bonaiuto

E’ stato pubblicato il nuovissimo romanzo di Nino Boaniuto, “Corpi Speciali”. E’ un romanzo m/m dal contenuto più scanzonato e sensuale che mai, ambientato in una base militare. A breve, nel giro di una settimana o due, il libro verrà pubblicato e reso disponibile nelle maggiori librerie online, in ebook o in cartaceo.

Corpi Speciali, romanzo gay, m/m di Nino Bonaiuto

Copertina del nuovo romanzo M/M di Nino Bonaiuto “Corpi Speciali”

Qui un’anticipazione sul suo contenuto:

Cosa pensate succeda a un giovane gay in una base militare, operativa in teatro di guerra? Alberto ha ventidue anni e fa parte di un Corpo Speciale d’Assalto. È un ragazzo coraggioso e dall’animo nobile. Si è arruolato dopo una cocente delusione d’amore, ma si è ben integrato col gruppo degli altri giovani commilitoni. Non ha le idee chiare sul suo futuro, ma per il momento è quella l’esperienza che vuole fare.

Adesso si trova, lui gay dichiarato, in una caserma in mezzo al deserto, a fronteggiare gli assalti di uomini, ufficialmente eterosessuali, che vorrebbero un incontro ravvicinato con lui. La sua omosessualità non è discriminata, anzi; sembra invece una calamita per i desideri repressi di alcuni soggetti.

Maurizio, un suo commilitone solitario e impulsivo, dopo averlo corteggiato un po’ bruscamente, diverrà il suo ragazzo. In un ambiente rigido come una base militare, tuttavia, dovranno tener nascosta la loro relazione o comunque dovranno trattenersi dall’esporla in pubblico. La passione si accende e sono scintille fra i due: il sesso è una smania che nei giovani uomini reclama soddisfazione, soprattutto quando la morte può essere così vicina. Maurizio e Alberto parteciperanno, insieme agli altri compagni, alle pericolose missioni militari per stanare i talebani e qualcuno rischierà di lasciarci la pelle.

Gli eventi che si succedono, all’interno della camerata e all’esterno, faranno maturare una nuova consapevolezza nel cuore di Alberto. Le forti emozioni di quell’esperienza traumatica e bellissima lo hanno fatto crescere: adesso è un uomo, un vero uomo. Adesso è in grado di capire chi è colui che custodisce la chiave della sua felicità ed è intenzionato a bussare alla sua porta.

Il nuovo romanzo di Nino Bonaiuto è un trionfo dell’amore e del sesso sulla morte. Pagina dopo pagina entrerete anche voi nella mitica base di Babadaýhan, dove dieci giovani uomini si addestrano alla guerriglia e sognano di tornare in Italia. Lettura coinvolgente e stuzzicante, consigliata ad un pubblico di lettori adulti.

Gli Altri Ragazzi – La rabbia, l’amore negato…

Gli Altri Ragazzi - La rabbia, l'amore negato, la sofferenza e poi ancora l'amore

Gli Altri Ragazzi

Gli Altri Ragazzi

La rabbia, l’amore negato, la sofferenza e poi ancora l’amore

di Nino Bonaiuto

 

È uscito il libro “Gli Altri ragazzi”, con sottotitolo: “La rabbia, l’amore negato, la sofferenza e poi ancora l’amore“, un romanzo di Nino Bonaiuto che approfondisce i rapporti fra un padre e un figlio contrapposti da un conflitto fatto di rabbia e non accettazione. Giovanni, il compagno del padre, medierà fra i due, cercando una riconciliazione che appare impossibile.

Il sottotitolo del libro, “La rabbia, l’amore negato, la sofferenza e poi ancora l’amore”, è una sintesi delle emozioni che accompagneranno il racconto dell’evoluzione di un rapporto di amore-odio profondissimo.

Gli Altri Ragazzi può essere acquistato presso le seguenti librerie online:

Potete ordinarne l’edizione cartacea presso:

Di seguito vi presentiamo il primo capitolo di “Gli Altri Ragazzi”, storia di rabbia, amore negato, sofferenza e poi ancora amore :

Capitolo 1 – Da dieci anni in qua

Lo stracotto di manzo era quasi pronto. Il suo profumo fortissimo aveva invaso la cucina, diffondendosi anche nelle altre stanze di villa Corradini.

Aldo era nel suo studio. Stava leggendo, come suo solito, un libro giallo. Ne consumava uno a settimana ed ormai il mio compagno era un vero e proprio esperto di omicidi, indagini e scene del crimine. A volte pensavo che quella sua innocua mania potesse nascondere un risvolto inquietante: non era che quelle letture gli servissero a tenere a bada un istinto che altrimenti avrebbe espresso nella realtà? Immediatamente dopo aver pensato questa cosa, mi veniva sempre da sorridere: il mio Aldo era un uomo pacifico e buono, che non avrebbe fatto male nemmeno a una mosca.

Eravamo insieme ormai da dieci anni. Ricordo ancora quando c’incontrammo, a Bologna, durante un congresso dell’Associazione Italiana di Oftalmologia. Io a quell’epoca abitavo ancora a Quartu Sant’Elena, con mamma, papà e Rita, la mia sorellina, più piccola di me di ben nove anni. In Italia i congressi oftalmologici non erano eventi insoliti: se ne tenevano diversi, in diverse città, in diversi periodi dell’anno. Decisi di partecipare proprio a quello di Bologna nell’autunno di quell’anno, poiché uno dei temi in agenda era una certa nuova tecnica chirurgica che mi interessava moltissimo per il mio lavoro in ospedale. A volte ho l’impressione che il vero motivo per cui volai in Emilia Romagna, sfidando l’ostile stagione fredda di quella regione, fu Aldo. Il Destino o chi per Lui sembrava aver pianificato accuratamente il nostro incontro.

Quando Aldo salì sul podio, per svolgere il suo intervento, il mio sguardo venne attratto immediatamente dall’oratore. Era un uomo bellissimo, capelli cortissimi di color biondo scuro, viso regolare, barba corta, robusto. Non so cosa fu esattamente a farmi innamorare di lui, forse la sicurezza con la quale si muoveva, forse quegli occhiali dalla montatura scura, o la sua voce tremendamente virile, che mi dava i brividi lungo la schiena e che risvegliava i miei istinti più nascosti. Aldo Corradini… non avevo mai sentito parlare di lui prima di allora.

Ripresi la brochure che mi avevano consegnato all’accoglienza e cercai delle notizie sull’intervento di questo giovane professore di Modena.

Corradini veniva qualificato come ricercatore e si elencava la lunga sequela di pubblicazioni scientifiche al suo attivo, tutte apparse nelle maggiori riviste oftalmologiche internazionali. Sulla brochure c’era scritto che aveva quarant’anni, ma non c’era la foto. Dal vivo il professor Corradini era di grande impatto: bello, carismatico, affascinante. Illustrò un suo esperimento con un tono estremamente professionale, assolutamente privo di quella supponenza che di solito è comune ai mediocri, che si ritengono dei padreterni e che abbondano, ahimè, nel mondo accademico.

Ad un tratto mi sembrò che il suo sguardo si posasse proprio su di me. Fu solo per un attimo, ma io credo che fu quello il momento in cui si creò il primo contatto fra di noi; uno sguardo che avrebbe avuto un peso molto importante nelle nostre vite.

Inutile dire che dopo il suo intervento mi feci largo fra la folla dei colleghi e andai a complimentarmi con lui di persona.

«Il suo intervento è stato magnifico, professor Corradini», dissi, tendendogli la mano. Lui mi guardò, incuriosito da tanto entusiasmo. Il suo intervento era stato incentrato sulle nuove tecniche che utilizzavano il raggio laser per il trattamento del glaucoma in una maniera innovativa, più efficiente che nel passato.

In seguito mi disse che gli ero piaciuto subito e che si era sentito lusingato dal mio interesse per lui, ma non ricordava affatto di avermi rivolto quello sguardo durante il suo intervento dal palco. Forse avevo frainteso? Ne dubito.

«Mi chiamo Giovanni Puddu, lavoro all’ospedale Civico di Cagliari», gli dissi presentandomi.

«Piacere, Giovanni», rispose Aldo. Il mio nome pronunciato dalle sue labbra mi sembrò una musica divina.

Gli chiesi, un po’ sfacciatamente, se potevamo pranzare insieme, con la scusa che mi sarebbe piaciuto chiedergli qualche ragguaglio, in riferimento al suo intervento. È vero che c’erano delle cose che avrei voluto approfondire, riguardo ai suoi lavori, ma il mio interesse per lui era prevalentemente estraneo alla nostra professione. Mi interessava lui. Non era sposato, non portava la fede e – per quello che potevo vedere – non era accompagnato da una donna, come la maggior parte dei colleghi, i quali approfittavano del congresso per farsi anche una breve vacanza.

Quel suo sguardo durante il suo intervento, che credevo mi avesse rivolto, mi aveva spinto a farmi maggiormente coraggio: in qualche modo non gli ero indifferente. Avrei detto addirittura che gli interessavo.

Lo stracotto era pronto. Spensi il gas.

«Aldo! Vieni a tavola che è pronto!», gridai.

«Un momento! Mi manca l’ultima pagina per finire il capitolo», rispose il mio compagno, ad alta voce.

Mai che venisse subito, quando lo chiamavo. Ormai ci conoscevamo come le nostre tasche e, inevitabilmente, nella nostra routine erano entrate tutte quelle abitudini e tutti quei tic tipici della vita di coppia.

Se Aldo era un lettore avido di libri gialli, io ero un cultore della musica italiana degli anni Quaranta e Cinquanta, l’epoca dei miei nonni, per intenderci.

Era stato mio nonno – che si chiamava Giovanni, come me – a farmi ascoltare per la prima volta quella musica, facendomi partecipe di quella autentica magia. Gli altri ragazzi ascoltavano la musica rumorosa che andava per la maggiore negli anni della mia giovinezza, mentre io scoprivo lo spirito di un’epoca completamente sepolta, ma indimenticabile per chi l’aveva vissuta. Io purtroppo non avevo potuto vivere quei tempi mitici; li potevo solo rievocare attraverso i dischi e la mia fantasia.

C’era in quella musica una freschezza e un’innocenza che mi trasportavano in un mondo fantastico, fatto di semplicità e di sentimenti autentici. Natalino Otto, Claudio Villa, Nilla Pizzi, Carla Boni erano i miei divi canori preferiti. Per non parlare di Alberto Rabagliati, il mio preferito in assoluto. Avevo tutti i loro dischi in versione originale, nei vinili a 78 giri, ma anche le versioni rimasterizzate su CD. Negli anni la mia collezione era diventata un vero e proprio tesoretto, del valore di diverse migliaia di euro.

Ebbi tutto il tempo di affettare lo stracotto, impiattarlo e tagliare il pane a fette, con le quali riempii un piccolo canestro di vimini, che avevo comprato in Sardegna anni prima. Se Aldo non si fosse sbrigato, avrebbe rischiato di trovare lo stracotto ormai freddo. L’avrei aspettato per un po’, ma ad un certo punto avrei cominciato a mangiare anche senza di lui: detestavo le pietanze fredde, tanto più che avevo marinato lo stracotto con il vino e le erbette, tenendolo in frigo per una notte intera, come vuole la tradizione. La cottura aveva richiesto poi due ore a fiamma bassissima. Dopo tutto quel lavoro, mangiarlo freddo sarebbe stato un delitto.

Lo dico en passant: quello che cucinava, in casa Corradini, ero io. L’altra mia grande passione, dopo la musica leggera storica, era infatti la cucina. Forse era questo il motivo per cui Aldo ed io avevamo messo su qualche chilo di troppo, nell’ultimo decennio.

Un minuto prima che iniziassi senza di lui, Aldo si sedette a tavola, al suo solito posto, togliendosi gli occhiali da lettura.

Sorrideva soddisfatto inalando il profumo dello stracotto. Era ancora un uomo molto bello, nonostante i suoi cinquant’anni. Rispetto a quando lo avevo conosciuto, adesso era un po’ ingrassato e usava le lenti da vicino per leggere. Anche noi oculisti siamo soggetti alle leggi dell’età, nonostante conosciamo alla perfezione la fisiologia dell’occhio umano. In generale noi medici siamo bravi a curare i malanni degli altri, ma non siamo preparati ad accettare i nostri acciacchi; la loro inesorabilità, nonostante tutto, ci lascia sempre sconcertati.

«Che libro stai leggendo?», chiesi.

«”Il piacere di Elsie”, della Highsmith», rispose, mentre attaccava con forchetta e coltello una fettina di stracotto nel suo piatto.

«Pensavo che avessi già letto tutto il leggibile della Highsmith», obiettai, sapendo che era una delle sue autrici preferite.

«Ogni tanto bisogna ripassare i classici», rispose.

«Sai, stavo pensando a noi due, a quando ci siamo conosciuti».

«Uh, buono…», disse Aldo, apprezzando il mio stracotto. «Ti piace ripensare alle cose vecchie…», commentò.

«Mi piace ripensare ai tempi in cui mi hai rubato il cuore», dissi, scherzando, ma fino a un certo punto.

«Dopo dieci anni di felice convivenza si può dire che eravamo fatti l’uno per l’altro», rispose lui senza mostrare alcuna particolare emozione, dopo aver inghiottito un altro boccone. «Direi che la nostra relazione ha retto alla prova del tempo», aggiunse.

«Non hai rimpianti per la vita normale che avresti avuto con Antonella?», chiesi prudentemente. Era un argomento che ad Aldo non piaceva affrontare, ma io, in quei dieci anni non avevo mai smesso di rimuginarci. Non era una cosa da poco: se fosse capitato a me di mettere una donna incinta, la mia vita non sarebbe stata quella che è stata.

«Ancora con questa storia?», rispose Aldo, guardandomi con severità. «Ho scelto di non assumermi la responsabilità di un figlio, giusto o sbagliato che sia. Per parecchio tempo ne ho sofferto e ho cercato di fare del mio meglio perché il bambino stesse bene. Poi, quando Antonella si è sposata con il tabaccaio, mi sono messo il cuore in pace».

«Simone è comunque figlio tuo», gli ricordai.

«Potremmo parlare d’altro? O hai deciso di farmi andare lo stracotto di traverso?».

Era meglio cambiare argomento: «Scusami. Di cosa parlava “Il piacere di Elsie?”», chiesi, fingendo di interessarmi alle sue letture. In realtà, quando ripensavo a Simone, l’immagine del ragazzo mi metteva addosso parecchia malinconia e mi faceva desiderare che le cose fra Aldo e il suo figlio biologico fossero andate diversamente.

Il piccolo Simone, da quando l’avevo conosciuto, dieci anni prima, era cresciuto ed era diventato uno splendido ragazzo, un bellissimo giovane uomo di vent’anni, forse l’età più bella della vita.

Il ragazzo di Charlemont Street

Il ragazzo di Charlemont Street

di Nino Bonaiuto

ebook romance m/m (storia d'amore gay) Il ragazzo di Charlemont Street

ebook romance m/m (storia d’amore gay) Il ragazzo di Charlemont Street

“Il ragazzo di Charlemont Street” è l’ottavo romanzo di Nino Bonaiuto, di genere “romance m/m”.

È una storia di amore e di passione che si svolge nella capitale dell’Irlanda, Dublino. Il titolo si riferisce all’indirizzo dell’appartamento dove Cesare, il ragazzo di ventiquattro anni protagonista della vicenda, abita insieme ad altri due stranieri che lavorano nella città: Sue, una ragazza americana fuggita dall’oppressiva famiglia nel North Carolina e Jaime, un ragazzo spagnolo di ventidue anni, che aspira a diventare uno scienziato nel campo delle biotecnologie.

Cesare, Sue e Jaime non condividono solo l’appartamento, ma – per volere di Sue – si sostengono a vicenda, in una sorta di società di mutuo soccorso.

Nel seguente brano è Sue che introduce l’argomento a David, il suo ragazzo, che si mostra scettico:

«Forse non te l’ho mai detto, ma questa casa non è un posto dove si ritrovano persone che pensano solo a loro stesse, ma è una piccola comunità, come una piccola famiglia».

Ancora una volta Cesare riconobbe nell’educazione che i genitori avevano impartito alla ragazza, l’attenzione per gli altri e il senso di comunità. Questo aspetto non gli dispiaceva per niente: all’estero era più facile incontrare persone fredde e inflessibili, che persone che ti prendessero a ben volere. Ne sapeva qualcosa lui: nel suo ambiente di lavoro l’umanità era di sicuro un tratto assai carente. La stessa cosa, per quanto ne sapesse, accadeva in tutti i paesi del Nord Europa.

«L’anno scorso Jaime ha attraversato un periodo difficile con la sua fidanzata. Io e Jane, la ragazza che prima di Cesare abitava con noi, ci siamo interessate e abbiamo ricomposto la situazione».

Jaime arrossì, ma non commentò.

David invece ribadì la sua perplessità: «E’ una specie di comune, dove ognuno si impiccia dei fatti altrui…», commentò scandalizzato.

«Non è una comune. Ci prendiamo cura gli uni degli altri», rispose pazientemente la ragazza. «Adesso Cesare ha bisogno di noi, di qualcuno che gli stia vicino e lo aiuti a trovare quello che sta cercando».

Quello che Cesare sta cercando è farsi passare la cotta per Santiago, un trentenne peruviano di cui era follemente innamorato.

Cesare aveva conosciuto Santiago un anno prima, glielo aveva presentato Jaime. Lo studente spagnolo aveva conosciuto questo peruviano di trent’anni tramite amici comuni; quando aveva saputo della sua omosessualità, Jaime si era deciso a portarlo a casa per presentargli un bel “chico italiano”, dato che Cesare era alla ricerca di un fidanzato.

Santiago aveva i capelli neri lisci, la pelle olivastra, un paio di baffetti, lo sguardo penetrante e una personalità magnetica. Quando lui parlava, tutti quanti si zittivano per ascoltarlo, quando faceva una battuta tutti quanti ridevano di gusto.

Santiago era bello e fascinoso come Don Diego della Vega, l’alter ego di Zorro nei telefilm degli anni Sessanta, e Cesare si era subito invaghito di lui. Poi, invogliato da Jaime, il ragazzo italiano si era fatto forza e aveva invitato Santiago ad uscire insieme a lui.

Anche Diego ha alle spalle un’esperienza molto dura. Anni prima, a Milano, aveva conosciuto un giovane cameriere di nome Luca. Diego ne sta parlando a Cesare, mentre questi è intento a preparare un risotto:

«Luca lavorava in un locale dove andavo a cenare tutte le sere, faceva il cameriere. Era come te, capelli chiari, viso pulito, sorriso sincero, disarmante. Non facevo che guardarlo e lui se ne accorse. Cominciò a rivolgermi, quando arrivava al mio tavolo, delle occhiate infuocate e degli sguardi che per me erano chiarissimi: non gli ero indifferente».

«Quanti anni aveva?», lo interruppe Cesare.

«Ventuno. Una sera, nel porta-foglietti in finta pelle contenente il conto, insieme alla banconota da cinquanta euro, infilai un biglietto con su scritto “Chiamami“, seguito dal mio numero di cellulare. Quando mi portò il resto, il biglietto era sparito. Ci scambiammo un sorriso d’intesa. Con mio grande piacere, Luca mi chiamò quella sera stessa, a mezzanotte».

«Quella sera stessa? E che ti ha detto?», chiese Cesare, mentre versava il riso crudo, della qualità Carnaroli, nel soffritto.

«Mi voleva vedere subito, se non avevo nulla in contrario. Io avevo una voglia immensa, un desiderio arretrato che mi si portava via e quel ragazzo mi piaceva da matti: gli diedi l’indirizzo della camera d’albergo dove alloggiavo, a pochi passi dalla trattoria dove lavorava. A quell’ora la trattoria chiudeva, per cui, nel giro di pochi minuti l’avrei visto. Quando fu davanti a me non aveva più la divisa da cameriere, ma un giubbotto pesante sopra una felpa scura troppo grande per la sua taglia. Dio mio quant’era bello! Scusa se parlo così, ma è inutile minimizzare: con te voglio essere sincero», disse a Cesare.

Il rapporto fra Diego e Cesare è fatto di grande complicità e di forte attrazione sessuale, ma anche di contrasti, dovuti per lo più alla gelosia di Diego.

Nel corso del libro ci saranno ulteriori problemi da superare, che rischieranno di separare i due giovani uomini…

Qui mi fermo, per non spoilerare la trama e il finale del libro.

Potete trovare l’ebook “Il ragazzo di Charlemont Street” in numerose librerie online, fra le quali:

“Il ragazzo di Charlemont Street” è un libro tenero e appassionante, ma contiene anche scene di sesso esplicite, di tipo omosessuale, per cui la lettura è consigliabile a un pubblico adulto di lettori.

ebook gay intervista a NB

Intervista a Nino Bonaiuto

i nuovi romanzi normali accanto agli ebook gay

ebook gay ed ebook etero, nelle considerazioni di Nino Bonaiuto

ebook gay ed ebook etero, nelle considerazioni di Nino Bonaiuto

D. Dopo un anno, riprendiamo il discorso con Nino Bonaiuto, l’autore di romanzi a tematica gay, “romance m/m”, come si usa dire adesso.

Da quest’anno hai esordito con due romanzi “etero”, cioè con storie d’amore classiche, dove ad innamorarsi sono un uomo e una donna. Si tratta di “L’amore che non ti aspetti” e il recentissimo “Il vero amore non può finire”. Come mai due romanzi normali? È finita la vena “romance mm”?

R. Ho scritto quei due romanzi perché sono affascinato dall’universo femminile e poi perché mi hanno ispirato due storie che trattano di donne forti, pur nella loro fragilità. Quando scrivo non mi pongo nessun obiettivo, se non raccontare storie che mi interessino e che possano “dare” qualcosa ai miei lettori/lettrici.

D. Come stanno andando questi due romanzi?

R. Bene, direi, ma il successo di questi ebook non raggiunge il livello davvero soddisfacente degli ebook a tematica gay, i romance m/m, come li hai definiti tu. In verità, non mi piacciono le etichette, in quanto limitano la qualità dell’esperienza. Credo che i miei ebook gay siano diversi dagli ebook gay che oggi vanno per la maggiore.

D. Cos’hanno di diverso?

R. Nei miei ebook è molto importante il profilo psicologico dei personaggi, il loro travaglio interiore, la forza con la quale escono dalle situazioni in cui si trovano incastrati. Questo vale per i miei ebook gay, come per quelli “normali”.

Inoltre, le storie che racconto sono profondamente italiane e contemporanee. Potrebbe accadere a chiunque di viverle.

Niente mondi fantasiosi e fiabeschi dove evadere, dunque. Sono convinto che non ci sia alcun bisogno di evadere dalla nostra realtà, dovremmo semplicemente imparare a viverci bene!

D. Vanno per la maggiore ebook dove il sesso è declinato nella sua versione sado-masochistica e comunque ci sono ebook per tutti i gusti sessuali, ormai.

Tu, come ti poni, rispetto a questo fenomeno di ebook gay ed etero “tematici”, per così dire?

R. Ho il massimo rispetto per tutti gli autori e penso che sia una gran bella cosa che la libertà d’espressione sia in Italia ormai matura, come vuole l’articolo 21 della nostra Costituzione.

Per quanto mi riguarda, il sesso che i miei lettori troveranno nei miei libri è sesso consensuale, tenero, romantico, a volte un filo aggressivo, ma mai violento, mai prevaricatore. Questo vale per il sesso gay, come per quello etero. Nel sesso c’è una tenerezza che esprime – meglio delle parole – quel “ti amo”, di cui siamo tutti così parsimoniosi.

D. Parliamo dei due romanzi “etero” per l’appunto. Sono romanzi sentimentali? Si possono definire romanzi rosa?

R. “L’amore che non ti aspetti” è la storia di Amalia, una donna che dai bassifondi arriva ai quartieri alti di Roma, grazie al matrimonio con il ricchissimo Stefano Mezzani. Nonostante il conseguimento del benessere fosse stato per lei l’obiettivo finale, il raggiungerlo non aveva coinciso con la felicità. Felicità che invece scoprirà con il lunatico e per certi versi inquietante Filippo. È un romanzo che mi ha preso moltissimo e che mi fa vivere ancora emozioni forti, nonostante lo abbia scritto io e lo conosca a menadito.

D. E l’altro? Il nuovissimo “Il vero amore non può finire”?

R. Anche a questo romanzo sono molto legato. Qui la protagonista è Giovanna, che in seguito all’innamoramento di sua figlia per un ragazzo straniero, scopre che nella sua vita manca l’amore, quel sentimento importantissimo senza il quale l’esistenza diventa una specie di deserto arido e senza speranza. Anche nell’ebook “Il vero amore non può finire” le emozioni si sprecano. Chiunque lo legga non potrà fare a meno di partecipare a tutte le palpitazioni del cuore di Giovanna.

D. Parliamo dei romanzi m/m, degli ebook gay, o a tematica gay, come preferisci chiamarli?

R. “Ebook gay” va bene, ma anche “storie d’amore gay”.

D. Qual’è il più autobiografico dei cinque che hai scritto finora?

R. Sicuramente il libro più autobiografico è “Un futuro per noi due”, ebook a cui è legato il mio cuore. La storia è autobiografica solo “grosso modo”, ovviamente, ma l’io narrante, Antonio, mi rappresenta piuttosto bene.

D. Mi vuoi dare una breve descrizione di cosa significano per te i cinque ebook gay che hai scritto finora?

R. Volentieri. Un papà ama parlare dei suoi “figli”. “L’amore come viene” fu il primo libro che scrissi. Era una storia che mi stava scoppiando dentro, dovevo scriverla e pubblicarla al più presto. Dai numeri della vendita posso dire che il romanzo fu accolto con molto favore.

Con “L’uomo che cercavo” ho messo in scena l’educazione sessual-sentimentale di un ragazzo represso da un’educazione troppo severa, che attraverso il sesso ed esperienze più o meno dolorose, arriva a trovare un uomo che corrisponda i suoi sentimenti, non interessato al solo sesso.

“Un futuro per noi due” è stato il mio Giulietto&Romeo, la storia d’amore e sesso fantastico di due giovani universitari. È forse, come ho già detto, il libro che amo di più.

“Quel ragazzo del Sud” sta uscendo con una nuova copertina, più accattivante. È il primo romanzo organico, con una storia avvincente ed emozionante. Questo libro, come i miei due libri “etero”, è stato letto da relativamente pochi lettori, ma secondo me tutt’e tre hanno delle grandi potenzialità. Tanti lettori avranno la fortuna di leggere questi magnifici ebook.

D. E poi c’è Johnny, il tuo best seller “Un nuovo amico per Johnny”.

R. Effettivamente “Un nuovo amico per Johnny” è un ebook gay che ha riscosso un grande successo e mi ha dato delle belle soddisfazioni. L’affetto che i miei lettori mi hanno manifestato mi spinge a continuare e a fare sempre meglio.

D. Cosa stai scrivendo attualmente?

R. Sono alle prese con un nuovo romanzo, un ebook gay, con un’emozionante storia ambientata in Irlanda.

D. Allora non sarà un ebook gay italiano?

R. I protagonisti sono italianissimi, trasferiti all’estero per lavoro.

D. Non vedo l’ora di leggerlo. Buon lavoro…

R. Grazie, grazie mille.

G.B.

intervista riportata anche su amorigay